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Psicologo di Base: i vantaggi per il SSN

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Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, l'introduzione della figura dello Psicologo di Base nel SSN accanto al Medico di Base e a spese dello stesso Sistema Sanitario Nazionale comporterebbe per quest'ultimo una significativa riduzione della spesa sanitaria, ciò che è stato ampiamente dimostrato sia all'estero che in Italia.

In Italia lo studio condotto dal Prof. Luigi Solano e colleghi (Solano et al., 2009) ha rilevato una riduzione della spesa sanitaria per i farmaci pari al 31%, a danno delle case farmaceutiche, ciò che, come affermato dallo stesso Solano, potrebbe costituire un ostacolo all'introduzione dello Psicologo di Base nel SSN.

Shellemberger e colleghi (1996) hanno rilevato una riduzione delle spese sanitarie del 30% nei pazienti con malattie cardiovascolari sottoposti a trattamento psicologico, a fronte invece di un aumento del 20% nei pazienti non sottoposti a tali cure .

Più in generale, da un’analisi della letteratura sulle ricadute economiche degli interventi psicologici nell’ambito delle cure primarie, è emersa una riduzione delle spese sanitarie tra il 33 ed il 47% (Lazzari, 2011).

Dalla ricerca condotta negli ultimi 40 anni sugli effetti della cooperazione tra Medici e Psicologi nell’ambito delle cure primarie è inoltre emerso che tale collaborazione:

 

  • Riduce il ricorso a esami, visite specialistiche e uso di farmaci
  • Riduce la frequenza delle ospedalizzazioni e dei tempi di ospedalizzazione
  • Aumenta significativamente il benessere psicofisico dei pazienti (es.: riduzione del 34% della mortalità cardiaca e del 29% del numero degli infarti)
  • Riduce il carico di lavoro del Medico di Base (del 48%) e i tempi di attesa dei pazienti

 

Questi numeri sono giustificati dal fatto che, come ampiamente dimostrato, sino al 70% dei pazienti che richiedono un appuntamento dal medico presentano problemi psicosociali legati a tale richiesta (Gatchel and Oordt - APA, 2008), problemi sui quali lo psicologo può intervenire tempestivamente anche in una logica di prevenzione, oltre che di sostegno, contenimento e intervento sulle persone che presentano stati di disagio psicologico e sintomatologie fisiche associate con conseguenti ripercussioni sulla salute fisica e sullo stile di vita.

Spesso infatti il disagio psicosociale (non solo dunque la psicopatologia) è sottovalutato o non considerato come fattore determinante nella genesi o esacerbazione di condizioni mediche anche gravi, ciò che spesso si traduce in un ricorso massiccio a farmaci, visite specialistiche, esami oggettivi (tac, radiografie, ecc.) e analisi di vario genere, tutte a carico del SSN o del paziente stesso e tutte inefficaci a risolvere quello che è un problema di natura psicologica o sociale che va affrontato con gli strumenti moderni della psicologia.