Che differenza c'è tra lo Psicologo di Base e lo Psicologo delle Cure Primarie?


 Author: Alessio Penzo

Recentemente in Italia, nell'ambito della psicologia, sono state proposte due figure professionali:

  1. Lo Psicologo delle Cure Primarie
  2. Lo Psicologo di Base

Conoscere le differenze che intercorrono tra queste due figure professionali, entrambe proposte e non riconosciute, è di grande importanza, sia per quanto riguarda la corrispondente proposta formativa, sia per quanto riguarda le non facili modalità d'inserimento di tale figura nel SSN, in particolare nei servizi di cure primarie svolto dai Medici di Medicina Generale.

Cominciamo subito col dire che lo Psicologo di Base può essere considerato una sotto-tipologia dello Psicologo delle Cure Primarie; lo psicologo di base è uno Psicologo delle Cure Primarie che utilizza uno dei possibili modelli di cooperazione con il medico nell'ambito delle cure primarie, operando in specifiche condizioni e, nel caso della sperimentazione italiana, utilizzando una specifica metodologia d'intervento (basata su una specifica griglia teorica) che differisce in parte da quella dello Psicologo delle Cure Primarie così come sperimentato e descritto nella letteratura scientifica internazionale e così nella recente proposta di legge promossa dalla ISP. 

In sintesi lo Psicologo delle Cure Primarie può operare attraverso diversi modelli di cooperazione con il medico, ben descritti da Gatchel and Oordt (2008), al quale aggiungiamo la sotto tipologia dello "Psicologo di Base":

 

La caratteristica principale che differenzia lo Psicologo di Base dallo Psicologo delle Cure Primarie è innanzi tutto la localizzazione del medico e dello psicologo: mentre lo Psicologo delle Cure Primarie opera presso uno studio vicino a quello del medico (nella stessa struttura), lo Psicologo di Base opera nella stessa stanza del Medico, in una condizione di co-presenza durante le ore di visita. In tale condizione il paziente entra nella stanza del medico e, in essa, accanto a quest'ultimo, trova anche lo psicologo.

Questa situazione presenta un punto di forza che però costituisce anche il maggior limite di tale modello:

Il principale punto di forza è che in tale modello è lo psicologo stesso, senza il filtro del Medico, a riconoscere e ad occuparsi delle eventuali problematiche psicologiche manifestate dai pazienti che entrano nello studio del Medico; in tal modo il paziente è "forzato" a superare le iniziali resistenze e ad accettare la presenza dello psicologo grazie alla co-presenza del medico, in virtù della quale lo psicologo "eredita" parte della fiducia, spesso consolidatasi dopo molti anni, che il paziente conferisce al medico stesso; possiamo ragionevolmente supporre che il MMG, in virtù della sua stessa presenza, funge da "garante" circa l'affidabilità dello psicologo. In effetti, in tali condizioni, il medico si assume la responsabilità "morale" circa l'affidabilità dello psicologo presente nel suo studio, e questo certamente potenzia la probabilità di accettazione dello psicologo da parte del paziente.

Oltre a questo la presenza del medico serve anche a ridurre il pregiudizio verso lo psicologo e, non ultimo, la paura del paziente di essere stigmatizzato come "pazzo" o "folle".

Il limite principale di questo modello sta proprio nel suo principale punto di forza: la presenza dello psicologo accanto al medico durante la visita medica; tale copresenza pone infatti difficili problemi di applicabilità del modello in una situazione reale e in larga scala.

La sperimentazione condotta sino ad oggi su questo particolare modello di Psicologo delle Cure Primarie, lo Psicologo di Base, è limitata solo alla collaborazione (non facilmente instaurata) con un numero esiguo di medici.

Al di la dell'assenza di una sperimentazione su vasta scala, rimane la probabile difficoltà da parte dei MMG ad accettare dentro il proprio studio un altro professionista durante le ore di vista; i dati a nostra disposizione ci indicano che il medico molto raramente accetta una tale situazione. Inoltre non solo non è detto che la cooperazione possa funzionare, ma è possibile che questa convivenza "forzata" (se imposta dall'alto e vissuta come intrusiva dal medico abituato ad operare in solitudine) crei dinamiche psicologiche tra psicologo, MMG e paziente dannose per il paziente stesso e che dunque è necessario saper gestire.

Lo Psicologo di Base dunque corrisponde ad uno Psicologo delle Cure Primarie che opera in copresenza del medico. Nella sperimentazione Italiana inoltre questo sub-tipo di psicologo delle cure primarie ha adottato uno specifico metodo d'intervento basato su una specifica griglia interpretativa in seno ad uno specifico ramo di specializzazione.

Riguardo alla metodologia d'intervento dello Psicologo delle Cure Primarie, la legislazione italiana già ben regolamenta l'iter che ogni psicologo deve seguire (12 mesi di tirocinio pratico post-lauream e un non facile esame di stato) per poter essere abilitato alla professione, ossia a svolgere le attività ben specificate nella legge 56/89.

Premesso che anche le più consolidate abitudini devono capitolare di fronte alle innovazioni che vanno a vantaggio del bene pubblico, almeno nella fase iniziale dell'introduzione dello Psicologo nell'ambito delle cure primarie, il modello dello Psicologo di Base, che qui definiamo come uno Psicologo delle Cure Primarie che opera in copresenza del medico, potrebbe essere più facilmente applicabile in una società che abbia già ben familiarizzato con la figura dello psicologo, che sia composta da MMG che abbiano ben compreso (e vissuto) il ruolo importante dello psicologo, che non vedano la nostra attività a fianco alla loro come una situazione scomoda o una perdita di tempo, e che abbia già superato pregiudizi e paure.

Per far questo occorre tanta informazione e formazione; occorre un impegno dello Stato ad investire risorse su una figura che gli farà risparmiare molti soldi e che aumenterà l'occupazione; occorre uno Stato che non abbia paura di mettersi contro le lobby mediche e farmaceutiche.

La riduzione della spesa sanitaria che consegue all'introduzione dello Psicologo delle Cure Primarie corrisponde ad un mancato guadagno per qualcuno: nel nostro caso riguarda le 2 voci della spesa sanitaria per farmaci e analisi cliniche: una riduzione del volume di affari per le lobby farmaceutiche e mediche che possiamo stimare attorno ai 2 miliardi di euro l'anno, considerando un risparmio di soli 50 mila euro all'anno per ognuno dei 50 mila MMG e pediatri in Italia.

Non sarà facile che questi gruppi economici si facciano silenziosamente da parte. E' per questa ragione che la Figura dello Psicologo delle Cure Primarie potrà vedere la luce solo se l'iniziativa proverrà dal basso, dalla popolazione che di fatto ora si accolla inconsapevolmente una spesa di 2 miliardi di euro l'anno in farmaci e analisi cliniche inutili senza sapere che potrebbe risparmiarli o utilizzarli per cose realmente utili. Forse è questo uno dei più grossi scogli che da decenni ostacolano lo sviluppo della psicologia in Italia e nel mondo.

 


Cosa s'intende per "Cure Primarie"?


 

Il termine primary care, in Italiano “cure primarie”, si riferisce, in tutto il mondo, ad un servizio nell’ambito dell’assistenza sanitaria locale svolto da professionisti della salute che operano come primo punto di consultazione per tutte le tipologie di pazienti che afferiscono a tale servizio.

In molti paesi questo servizio è svolto da un “primary care physician”, e cioè da un medico delle cure primarie, come il medico generico o il medico di famiglia; in Italia, questo servizio è fornito alla popolazione in gran parte dal Medico di Medicina Generale (o “medico di base”, “medico di famiglia” o “medico generico”).

Una volta valutata la natura del problema per il quale il paziente si è rivolto al Medico di Medicina Generale, quest’ultimo valuterà l’opportunità o meno di indirizzarlo ai servizi di “secondary care” o “tertiary care” (cure secondarie o terziarie) che rimandano rispettivamente a diversi livelli di specializzazione.

Il concetto (e la figura) dello Psicologo delle Cure Primarie è stato usato a livello internazionale in una moltitudine di studi scientifici sugli effetti della collaborazione tra medico delle cure primarie e Psicologo.

 


Cos'è lo Psicologo delle Cure Primarie


 

Attualmente in Italia i servizi di psicologia solitamente rientrano nell’ambito delle cure secondarie e terziarie; ossia è il medico a valutare, nella problematica portata dal paziente, la presenza o meno di una componente psicologica che necessiti dell’intervento di uno psicologo.

E' utile sottolineare come la preparazione del MMG sulle tematiche di tipo psicologico non possa che essere fortemente ridotta rispetto alla vasta base di conoscenza che uno psicologo, in virtù della sua specifica formazione, possiede.

Da qui l’idea d'introdurre ciò che, a livello internazionale, viene definito “Primary Care Psychologist”, ossia la figura dello Psicologo delle Cure Primarie e cioè di uno psicologo che operi nell’ambito dei servizi delle cure primarie e che, in ragione della natura stessa di questo specifico setting, svolge la sua professione utilizzando strumenti e modalità idonee.

Tali modalità d’intervento quindi differiscono in parte da quelle utilizzate nell’attività “tradizionale” dello psicologo, ma, è doveroso sottolinearlo, rimangono a pieno titolo nell'alveo delle competenze possedute dallo psicologo che ha ottenuto l'abilitazione alla professione (legge 56/89).

L'attività dello Psicologo nel setting delle Cure Primarie può infatti essere molto diversa dall'attività dello psicologo in un setting tradizionale e può quindi richiedere abilità differenti da quelle sviluppate nei tradizionali percorsi formativi dello Psicologo, come ad esempio l'abilità a riconoscere e gestire prontamente le problematiche psicologiche che spesso si accompagnano a condizioni tipicamente affrontate dal MMG. Tutte competenze che certamente traggono grande beneficio dall'esperienza diretta sul campo, ma che tuttavia non richiedono attività di "supervisione" per essere acquisite, attività che richiederebbe le competenze di Psicologi delle Cure Primarie, figura quest'ultima non ancora riconosciuta. Come ci si deve comportare in queste apparenti situazioni di impasse?

La soluzione più ragionevole si basa sul presupposto che in Italia la figura di uno Psicologo che operi nell'ambito delle Cure Primarie sia intesa come figura sperimentale: forti della sperimentazione già effettuata all'estero è comunque sempre buona regola seguire il principio di cautela: quando la sperimentazione in Italia avrà dato i suoi frutti, quando avrà ampiamente evidenziato i vantaggi e i limiti reali dell'introduzione di questa figura nel nostro particolare sistema sociale ed economico, solo allora potremo disporre di professionisti che, in virtù della loro esperienza diretta e formazione di base, potranno, se ritenuto necessario, fornire una supervisione a tutti gli Psicologi che, se la legge da noi proposta passerà, tramite concorso pubblico saranno inseriti nell'Elenco Nazionale degli Psicologi delle Cure Primarie.

Commenti   

+1 #1 Articolo interessante., poter lavorare come psicologi delle cure primarie è un ottima opportunità formativa, socio-sanitaria , di rivalutazione e di guadagno per la nostra professione!Francesca Lanci 2015-03-24 16:32
:-)
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+1 #2 RE: Differenze tra Psicologo di base e delle Cure PrimarieMelina Di Blasi 2015-03-25 10:55
Favorevole a tale iniziativa. È un buon punto di partenza per garantire un servizio di psicologia a tutti i cittadini!
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0 #3 Ci è permesso, oggi, di affiancare il medico di base?Mariagrazia Isola 2015-10-22 16:51
Ci è permesso, oggi, di affiancare il medico di base?Fino a 4 anni fa ci era vietato dall'USL. Ve lo do x certo, perché un mio amico medico di base mi ha favorito prestandomi una stanza del suo studio. E facendo le pratiche x la targa professionale (la cui fotocopia ho dovuto portarla all'USL) mi hanno avvisato di non essere presente quando riceveva lui, altrimenti avrei avuto problemi con loro.
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+1 #4 RE: Ci è permesso, oggi, di affiancare il medico di base?Angelal Mell 2015-10-22 20:39
Un mio caro amico che lavora alla ASl mi ha detto che non esistono leggi o regolamenti che possano vietare ad un MMG di cooperare con uno psicologo nella stessa struttura (a meno che non si tratti di una sede ASL). Al contrario, è la regola.
La Asl non ha voce in capitolo tanto più se la cooperazione è senza fini di lucro e comporta solo vantaggi per l'utenza.
I medici di base da sempre inviano i pazienti da loro colleghi privati amici, nella stessa struttura o altrove....da sempre assegnano farmaci suggeriti dalle case farmaceutiche... insomma godono di piena autonomia professionale: anche in qualità di MMG nessuno può dir loro come operare e con chi.
Sei incappata in persone che non avevano alcun diritto di dire a te e al medico cosa e come fare!
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